Writer Coach & Editor

Quali sono le differenze? Quando e come possono intervenire nella stesura di un libro? 
Vediamo di fare un po’ di chiarezza riguardo alla figura del Writer Coach “vs” quella dell’editor: diversi ruoli e diverse competenze che possono, o meno, essere d’aiuto ad autori e scrittori. 

Prima di tutto voglio precisare che, sebbene un Writer Coach possa anche essere un editor, io al momento non lo sono ancora, quindi non mi propongo né mi presento come tale. Perciò questo articolo rispecchierà, da un lato e principalmente, il mio punto di vista a livello professionale, dall’altro un punto di vista scritto semplicemente per onestà intellettuale. 

Il Writer Coach. 

Alcune precisazioni: mentre il passaggio dall’editor in alcuni casi è necessario, la collaborazione con il Coach non è così scontata. 

I due interventi hanno matrici simili ma al contempo ben diverse fra loro. 

Un Coach viene ingaggiato dall’autore per l’autore stesso o per i suoi personaggi. 

Un Coach lavora su uno o due fronti e non dirà mai cosa lui ritiene giusto ma (e qui sta la grande differenza con un editor) viene a caccia delle risorse dello scrittore per “assestare” il personaggio al suo autore. 

Chi ingaggia l’affiancamento di un Writer Coach non avrà davanti qualcuno che gli dice “questo comportamento non è plausibile”, fondando questo parere sull’esperienza personale di chi lo esprime; un Coach prima di tutto andrà a vedere cosa l’autore ha a disposizione, sempre in termini di gamma dei comportamenti. 

Se necessario, il Coach affronterà poi un percorso con il suo coachee (cliente) per installarne di nuovi o integrare e ampliare quegli esistenti. Perché chi scrive possa sempre raccontare la sua esperienza del mondo, con tutte le sue personali sfumature, senza che queste si esauriscano. 

Sulla base di studi e formazione sul comportamento umano (e non, attenzione, ipotesi su esperienze di vita propria) il Writer Coach è in grado di vagliare se i comportamenti descritti in un tuo romanzo sono, nell’ordine: 

  • verosimili (solo se il personaggio è satellite, se è quello principale la verosimiglianza non basta al Coach); 
  • congruente con l’esperienza umana del personaggio (per il Coach i personaggi hanno una vita vera e il loro comportamento deve essere congruente);
  • congruenza con l’ambiente e le dinamiche (per un Coach il libro è una storia vera); 
  • veridicità delle interrelazioni umane descritte (non bada solo al personaggio, ma anche a come questo crea rapporti con gli altri); 
  • non ultimo: svolge ricerche con e/o per conto dell’autore. 

Questo comporta che lavorare con un Coach permetta di avere due strade: tutta l’attenzione sull’autore, oppure tutta l’attenzione sulla sua opera. 

Un Coach non ragiona a cartelle, ragiona sulla base della richiesta del coachee. 

Un Coach assesta l’importo dovuto in base alla richiesta dello scrittore che può volerlo solo come beta (sarà feroce se è onesto e non darà “pacche sulla spalla”); può ingaggiarlo per una lettura di secondo di livello, per cui gli verrà indicato ogni punto di debolezza o di forza; può essere richiesto per un blocco; o, addirittura, perché segua dal principio alla fine il suo romanzo, lavorando solo sull’opera o anche sull’autore stesso mentre ne cura la stesura. 

L’editor.

Ripeto, non sono editor al momento e posso soltanto permettermi un punto di vista per onestà intellettuale.

L’editor è quella figura professionale che confeziona il libro e lo rende “gustabile” a chiunque legga. Quando è valido, le competenze di un editor sono indubbiamente tante, così come il suo lavoro può essere molto importante per uno scrittore. 

Dipende tutto da cosa l’autore desidera per la sua opera. 

Permettetemi un esempio sciocco…

Organizzate in casa vostra una cena con persone di un certo rilievo (non una pizzata tra amici, per intenderci) e siete dei bravi cuochi. 
Però, la casa non è accogliente e la tavola non è egregiamente apparecchiata. 
Le vostre portate potranno essere buone, ma se servite su una tovaglietta di carta con le posate sbagliate e un bicchiere sbeccato, vi sarete giocati il risultato finale.

Quando intervengono queste due figure. 

Se un autore decide di avvalersi dell’aiuto professionale di entrambe, in ordine temporale di intervento, prima viene il Coach e poi l’editor. 

Un coach può intervenire (sempre su permesso ed espressa richiesta dell’autore) in maniera importante: sarebbe gravoso per l’editor fare due passaggi identici. Meglio perciò mettere mano prima alla struttura, o ai personaggi, e poi passare il testo all’editor per il vaglio finale.

Personalmente… 

Per come imposto il mio lavoro, a volte, mi ritrovo a dire “qui c’è troppo, asciuga”, “qui c’è un refuso, stanalo”, “attenzione alla svista, c’è una contraddizione…” ma, a dirla tutta, io mi muovo nel romanzo scritto di pancia e non bado ai refusi, a meno che non siano proprio vistosi e allora lo faccio per amore dello scritto stesso. 

Per un autore puntiglioso penso che la cosa migliore potrebbe essere avere a disposizione sia un Coach che un editor.

Note e Codice Deontologico

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Original photo credit: Freestocks on Unsplash

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